| MENFI .... e la sua storia |
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| Scritto da Ufficio Turistico di Menfi | |||
| domenica 17 febbraio 2008 | |||
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Non lontana da una necropoli, appartenuta all’antica città sicana “Inycon”, in provincia di Agrigento, sorge la città di Menfi, ridente cittadina al centro di una vasta area declinante dolcemente verso il mare Mediterraneo.
All’uscita dell’autostrada A 29, Palermo - Mazara del Vallo, per
Castelvetrano e proseguendo sulla SS 115 Sud Occidentale Sicula, si
giunge a Menfi, centro agricolo e ora anche polo industriale, adagiato
su un pianoro collinare
( 119 mt. sul livello del mare ).
Un territorio in cui risalta il cielo con i suoi colori, la terra con i suoi prodotti, il mare con i suoi odori, che mantiene il “valore” delle tradizioni, della storia, delle risorse: il vino, il turismo, l’agricoltura fertile, la fascia costiera con una sabbia finissima, il mare pulito, il bosco, l’artigianato di pregio, i beni archeologici, ambientali e naturalistici.
Menfi, fondata nel 1638 da DiegoTagliavia Aragona, ai piedi del castello eretto da Federico II di Svevia, sul luogo del distrutto casale arabo di Burgiomilluso, oggi conta una popolazione di circa 13.000 abitanti su una estensione di 113 Kmq. Fulcro del paese è la Piazza Vittorio Emanuele III, una tra le più belle di Sicilia, cui si perviene attraverso il Corso Garibaldi, sulla quale si ergono la Chiesa Madre (sec. XVIII) distrutta dal sisma del 1968 e in seguito ricostruita, l’antico Palazzo Comunale, la Biblioteca Comunale. Sul fondo un frammento del castello svevo attaccato ad una torre poligonale, recentemente restaurata, alta 18 mt., oggi incorporata al Palazzo Pignatelli (sec. XVII), fondato da Diego Aragona Tagliavia Pignatelli, principe di Castelvetrano e fondatore di Menfi.
La prima presenza umana sul territorio dell’attuale Menfi risale al paleolitico. Appropriati studi e ricerche scientifiche di laboratorio effettuate dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento, sul recente ritrovamento della necropoli pavimentale di Palazzo Pignatelli, provano l’esistenza di un insediamento in epoca romano bizantina e paleocristiana.
Circa 700 mila anni fa la zona era percorsa da bande di cacciatori. Lo testimoniano il rinvenimento di alcune schegge di quarzite lavorate come armi rudimentali usate per uccidere gli elefanti, dei quali pure sono state rinvenute le zanne. Anche se sono state trovate tracce databili al neolitico i primi insediamenti residenziali, risalgono all’età del bronzo e del ferro (VII – VI secolo A.C.).
Le recenti acquisizioni archeologiche emerse dalle ricerche istituzionali condotte sul territorio di Menfi ed esattamente a Montagnoli di Belice, hanno consentito di accertare l’esistenza di comunità indigene panelleniche, dedite a vere e proprie attività agro pastorali e commerciali sin dall’8° secolo a. C. A Montagnoli di Belice (due collinette rocciose unite da una breve sella), le campagne di scavo del 1987 e 1989 hanno evidenziato un impianto urbano dell’età del ferro con sovrapposizioni che si estendono fino al 4° secolo a. C.
Menfi,Cda Montagnoli -tomba scavata nel tufo
Nel 1222 una rivolta delle contrade saracene viene soffocata nel sangue da Federico II che distrugge i casali e deporta gli abitanti. Nel 1230 accanto alla Chiesa di Santa Caterina del Belice viene costruito un lebbrosario che sarà gestito dai cavalieri di San Lazzaro. Lo stesso Federico II nel 1239 fa costruire una torre per favorire il ripopolamento dell’agro.
Menfi , C.da Montagnoli – Arcosolio paleocristiano
Quarant’anni dopo Giacomo I d’Aragona istituisce il baronato di Burgiomilluso e lo concede in premio a Corrado Rodolfo Manuele che provvede ad ampliare il maniero federiciano. Tra il 1316 e il 1345 Burgiomilluso è sottoposta a vari attacchi da parte degli angioini. Un’ erede di Manuele sposando Francesco Ventimiglia porta in dote Burgiomilluso. La baronia passa ancora in dote a Nino Tagliavia, Barone di Castelvetrano. Duecento anni dopo, nel 1549, la baronia di Burgiomilluso diviene contea di Borsetto; il feudatario è Carlo Aragona Tagliavia. Nel 1606 la contea passa a Giovanna Aragona Tagliavia Pignatelli, viceré di Sicilia. E’ l’inizio del dominio dei Pignatelli ai quali si deve in gran parte la realizzazione della cittadina con la caratteristica della pianta a scacchiera. Nel 1638 Diego Aragona Tagliavia Pignatelli ( che ha sposato Stefania Mendoza Cortes, marchesa di Oaxacasico e nipote del celebre Fernando Cortes) istituisce il contratto enfiteutico con i quali affitta la terra ai coloni. Ciò porta ad una crescita demografica e ad uno sviluppo notevole dell’attività agricola.In città vengono costruiti il Palazzo Pignatelli e la Chiesa della Madonna delle Grazie. E’ il 1683 quando viene emanato l’atto di Carlo II, Re di Spagna e Re di Sicilia, che eleva a comune autonomo il Castello di Burgiomilluso che così prende il nome di Comune di Terre di Menphis. Terre di Menphis entra a far parte del Principato di Castelvetrano che, per quasi duecento anni resterà della famiglia Pignatelli e rami collaterali o imparentati. Finché nel 1812 viene abolito il feudalesimo in Sicilia e Terre di Menphis entra a far parte del regio demanio. L’anno successivo il Comune, con decreto di Ferdinando III re delle due Sicilie, prende il nome dell’attuale Menfi.
Palazzo Pignatelli
Con l’abolizione del feudalesimo, la cittadina diventa territorio demaniale. La torre di Federico II viene adibita a carcere dipendente dalla Regia Giustizia; nel 1869 verrà concessa in enfiteusi perpetua al Municipio di Menfi che ne farà pubblico carcere mandamentale.
Nel 1817 la Sicilia viene divisa in sette province che sostituiscono l’antica circoscrizione territoriale ripartita in tre valli e Menfi viene inclusa nella provincia di Agrigento. Nel periodo risorgimentale il paese diventa teatro di sommosse popolari ordite dalla Carboneria, che sfocia nell’assedio del Municipio, nel luglio 1820. Nel 1833 Ferdinando II dispone una nuova circoscrizione catastale e al Catasto di Menfi vengono aggregati i territori di Bertolino Soprano, Bertolino Sottano e S. Caterina di Belice. Nel 1840 il Comune diventa capoluogo di circondario. Ai principi del XIX secolo l’economia del menfitano è fiorente tanto che, per esportare più rapidamente i prodotti, vengono costruiti: l’imbarco doganale di Porto Palo e la ferrovia che collega a Castelvetrano. Attorno al 1842 il Municipio ottiene l’autorizzazione ad effettuare operazioni di imbarco e sbarco delle merci, sottraendosi così all’egemonia economica di Sciacca. Nel 1848 numerosi menfitani partecipano ai moti rivoluzionari. In occasione dell’impresa dei Mille, pare che Garibaldi avesse scelto come punto d’approdo proprio Porto Palo di Menfi, dove poteva contare sull’appoggio di diversi menfitani in contatto con lui; ma, avendo saputo che navi borboniche partite dal porto di Marsala si avviavano a Sciacca, si diresse nel porto di Marsala. Nei primi del Novecento vengono realizzate diverse opere pubbliche quali l’ampliamento della banchina di Porto Palo e una nuova conduttura d’acqua potabile che collega il serbatoio di Menfi con la sorgiva Favarotta di Contessa Entellina. Nella seconda Metà del XIX secolo Menfi assume forma di una città ricca, popolosa e dotata di tutte le strutture giudiziarie e amministrative. Con la ripartizione delle terre agli agricoltori si ha un grande sviluppo, in particolare con la coltivazione della vite, carciofi ed olivo. Nascono le prime istituzioni cooperative tra cui la Napoleone Colajanni (la più antica), mentre la più importante è senza dubbio la Cantine Settesoli (fondata nel 1965), che è a tutt’oggi la più rilevante realtà economica di Menfi. Nel 1968 la Città è colpita e danneggiata dal sisma del Belice. La ricostruzione ha portato ad una grande espansione della Città ed alla crescita delle attività economiche sia nel settore agricolo che industriale. Il circondario di Menfi è un territorio assai poco conosciuto dal grande pubblico, che si caratterizza però per la peculiarità e integrità dei suoi ecosistemi e per le sue profonde radici storico-culturali. Anche se il capoluogo è stato segnato dal sisma del 1968, il graduale spostamento delle potenzialità di progresso e crescita economica proveniente da quei settori che hanno accompagnato lo sviluppo dell’economia del nostro territorio ( agricoltura prima e poi industria ), apre nuove prospettive alle politiche di programmazione e di indirizzo dello sviluppo territoriale attraverso la crescente diffusione del fenomeno turistico. Menfi costituisce pur sempre, una meta interessante, dove il viaggiatore scoprirà “nascoste” nel territorio, tante piccole bellezze ambientali e storiche che si sono conservate intatte nella loro atmosfera intrisa di odori mediterranei. Notevole interesse è stato rivolto alla valorizzazione del territorio attraverso opere di riqualificazione urbanistica e ambientale. In tal senso è stata prestata particolare attenzione all’ingresso della Città, con la costruzione di una imponente “Porta” a forma di sole che rappresenta la rinascita di Menfi dopo il disastroso terremoto del 1968.
Porta d’ingresso della Città “Il Sole”
Anche “I Giardini Pergolati di Inycon” rappresentano per la città di Menfi la rigenerazione, ed è proprio nella loro struttura che si può leggere la frattura prima e la ricostruzione dopo, di una città nuova ma che non vuole dimenticare i legami con il suo passato.
I Giardini pergolati di Inycon
Nella vasta area posta a nord-ovest della Città, in asse con la Via Michelangelo, si estende l’ampio Parco che accoglie gli impianti sportivi del Tennis, del Campo di pallone, del Palazzetto dello sport e della Piscina comunale, dove possono svolgersi gare semiolimpioniche a livello agonistico.
Piscina Comunale
Al centro di questo complesso, evidenziato da speciali effetti di luce, si erge una maestosa fontana che raffigura un’onda. Essa costituisce un importante polo visivo che collega il Parco alla Città.
Parco dello Sport Tradizioni religiose e folcloristiche Le due festività di San Giuseppe
A mezzogiorno “li Santi” bussano per tre volte alla porta, dicendo “dati asilu a tri poveri pilligrini”, forse in ricordo della natività di Gesù, poi alla terza volta viene aperta la porta al grido: “viva Gesù, Giuseppe e Maria”. Una volta entrati, vengono offerti loro mezza arancia e mezza sarda, poi tutto il resto. Ai presenti viene distribuito il pane benedetto.
I menfitani, per la particolare devozione che hanno verso San Giuseppe, lo festeggiano anche la seconda domenica di agosto, per dare la possibilità agli emigrati di poter assistere ai festeggiamenti e non fare perdere nei loro ricordi la memoria di questa devozione. Oltre alla suggestiva processione religiosa, è mantenuta la tradizionale corsa dei "Berberi", una sorta di palio, al cui vincitore viene consegnato il "palio Millusiano", un ampio drappo di seta con l'effigie del Patriarca
La processione
La tradizione vuole che queste corse rappresentino i berberi, allontanati dall'agro Menfitano da Federico II di Svevia nel 1222. Attualmente, durante la sera della domenica, ultimo dei tre giorni di festeggiamenti, si svolge la solenne processione col simulacro del Santo che attraversa le vie principali del centro, per l'occasione ben illuminate.
Pasqua di
risurrezione “ Lu ‘ncontru “
La Pasqua è festeggiata con la funzione dell'Incontro, che chiude i sacri riti della Settimana Santa. Baldi giovanotti con sulle spalle la statua di San Michele si fanno avanti scuotendo i sonagli del pettorale dell'Arcangelo, raggiunta la Madre celeste le annuncia la resurrezione del figlio Gesù.
Inycon - Menfi e il suo vino
La manifestazione “Inycon”, nata nel 1996 per volere dell'Amministrazione Comunale e delle Cantine Settesoli, è una tra le più grandi ed importanti feste del vino d’Italia.
Manifestazione Inycon – Menfi e il suo Vino L’ evento è partecipato da operatori pubblici e privati impegnati a garantire un migliore sviluppo socio economico del territorio, sfruttando le potenzialità culturali, storiche, ambientali, paesaggistiche ed artistiche di Menfi e di tutto l’hinterland, che abbraccia le province di Agrigento, Trapani, Palermo e di tutti i centri siciliani legati all’Associazione Nazionale delle “Città del Vino”, ma anche quelli del nord Italia quali Canelli “capitale dello spumante”, città con la quale Menfi è gemellata.
“ Calici di Stelle”
Uno degli appuntamenti annuali inseriti nel calendario delle manifestazioni estive di Menfi è l’iniziativa “Calici di stelle”, proposta dall’Associazione Nazionale Città del Vino in collaborazione del “Movimento Turismo del Vino” .
Porto Palo
Uno degli appuntamenti annuali inseriti nel calendario delle manifestazioni estive di Menfi è l’iniziativa “Calici di stelle”, proposta dall’Associazione Nazionale Città del Vino in collaborazione del “Movimento Turismo del Vino”
Detta iniziativa, che si svolge nella località balneare di Porto Palo di Menfi. finalizzata alla promozione e valorizzazione del territorio, delle risorse locali, del turismo rurale ed enogastronomico, ha come giorno deputato il 10 agosto, la notte delle stelle cadenti ( notte di San Lorenzo ). In tale occasione sono realizzati degli spazi espositivi all’interno dei quali sano allestiti dei banchi d’assaggio arricchiti dei nostri prodotti tipici e dei migliori vini prodotti nel nostro territorio.
Porto Palo
A circa 7 Km da Menfi, proseguendo verso il mare, si giunge in località “Porto Palo”; antico borgo marinaro, oggi diventato la più importante località balneare del comprensorio. E’ un gruppo di case ed insediamenti distribuiti su uno sperone roccioso sormontato dalla caratteristica Torre di Guardia costiera (Torre anticorsara), costruita nel 1583 per difendere la Città da attacchi corsari. Più tardi, attorno al 1840, vicino l’antica Torre venne edificata una chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie, venerata e festeggiata dai pescatori del luogo, un tempo il giorno dell’Ascesione ed oggi nel periodo estivo, con una solenne ed emozionante processione sul mare.
Porto Palo è dotato di un approdo utilizzato sia dalle imbarcazioni da diporto che dai pescherecci.
Grazie alla purezza di queste acque e all’ impegno del Comune per garantire la balneazione di alto livello, per molti anni Menfi è stata insignita della Bandiera Blu, prestigioso riconoscimento della FEE, Fondazione Europea per la Salvaguardia dell’Ambiente, che qualifica la costa a livello internazionale. Si tratta di un risultato straordinario. E’ importante ricordare che l’assegnazione delle Bandiere Blu avviene a seguito della verifica di una serie di parametri che riguardano non solo la pulizia delle acque del mare e delle spiagge ma anche il rispetto di una serie di norme ambientali e la predisposizione di adeguati servizi per chi intende fruire del litorale.
Tartaruga caretta caretta
Solette di Porto Palo La conca della Regina
Una delle insenature più frequentate dai villeggianti è la “Conca della Regina” al cui nome è legata la leggenda che fa di questa cale il luogo preferito dalla figlia dell’emiro, signore di Porto Palo, che pare avesse l’abitudine di immergersi nuda tra le limpide acque al chiaro di luna.
Tra calette e dune sabbiose ci si immette in un ambiente costiero estremamente silenzioso dove il susseguirsi di formazioni dunali, modellate dal vento d’Africa ha generato una particolare vegetazione mediterranea.
Il relitto di Porto Palo
Nel 1997 veniva segnalata da un gruppo di appassionati locali la presenza di anfore, appartenenti al carico di una nave oneraria punico-romana, databile tra la fine del II e gli inizi del I sec. a. C., naufragata su un fondale basso a qualche centinaio di metri dalla costa. A seguito di indagini archeologiche avviate dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali del territorio di competenza accertanti il valore storico-culturale del rinvenimento, si è proceduto al recupero di una parte del carico, costituito principalmente da anfore cementate nella matta della posidonia. Alcune anfore conservavano ancora resti di allex, il prodotto ultimo derivante dal filtraggio del garum , salsa di pesce che veniva prodotta con le interiora di pesce di vario tipo, e murex, il mollusco utilizzato per la realizzazione della porpora, così come per intonaci parietali (il rosso pompeiano).
Capparrina Mare
Una rigogliosa vegetazione di palme nane e di giaggiolo nano caratterizzano la zona assieme ad altre numerose specie botaniche, quali il narciso selvatico, il teucrio, l’asfodelo, la corolina minore, la ferula minore, la varianella ed il gladiolo il lirico.
Conchiglie
fossili
Il Bosco del Magaggiaro
E’ la parte del bosco che interessa tutto il territorio dell’Unione dei Comuni “Terre sicane” . Un’area di particolare bellezza, valorizzata da numerosi interventi di rimboschimento. Tra le varie specie presenti si trovano alcuni imponenti esemplari di quercia. Il sottobosco è popolato da lepri, istrici, conigli, volpi, ricci, cinghiali e serpenti. All’interno del bosco sono stati creati degli spazi attrezzati, dotata di tavoli, panche, servizi igienico/sanitari e fontanelle servite di acqua potabile. Una piazzetta, un mini parco giochi, un campo da bocce completano i servizi dedicati al tempo libero, dove i turisti amanti della natura e del verde possono trascorrere una serena giornata all’area aperta. ![]()
La pista ciclabile
Sulla strada provinciale n. 4 che collega Menfi con contrada Fiori, dall’ex stazione ferroviaria di Menfi, inizia una pista ciclabile che scende verso il mare. E’ un tipo di percorso, a uso prevalentemente ricreativo, realizzato proprio sulla linea ferrata dismessa che congiungeva Menfi con Castelvetrano. La pista protetta da uno steccato in legno di castagno, in modo da rendere fisicamente impossibile la commistione con il traffico veicolare del tratto di strada che parallelamente da Menfi arriva fino a Porto Palo, è intervallata da aree di sosta coperte. Il percorso, lungo circa sette km, quasi tutto pianeggiante, offre agli amanti della natura un paesaggio variegato di rara bellezza. ![]()
Una passeggiata in bici
Il sogno di Icaro
Una gita in voloIl sogno di ogni uomo… il desiderio di volare, un’emozionante avventura, senza tempo e senza spazio, si può realizzare a Menfi, in contrada Terranova, accompagnati da istruttori qualificati di deltaplano, per provare l'ebbrezza di liberarsi in cielo come se si avessero le ali e lasciare per la prima volta la propria ombra a terra. Un'occasione per scoprire che il deltaplano rappresenta il modo più affascinante ed emozionante per librarsi in volo, sui rilievi montani e collinari prospicienti il mare, per vivere l'avventura e lo sport e per realizzare uno straordinario contatto con la natura. L’Associazione Sportiva Sky
Pista deltaplani e ultraleggeri C.da Terranova di Menfi
Brothers che opera a Menfi offre l’opportunità, agli appassionati del volo, di praticare oltre al deltaplano, il parapendio, il volo con ultra leggero, anche il paracadutismo sportivo, che occupa tra gli sport piùappassionanti e formativi, certamente una posizione di vertice.
L’Istituzione Culturale “Federico II” L’Istituzione Culturale “Federico II”, fondata nel 1995 dall’Amministrazione comunale, svolge direttamente attività di promozione culturale ed educativa, incentivando attraverso le iniziative proposte da Associazioni, Fondazioni e Istituti Culturali, la produzione culturale, artistica e la valorizzazione delle tradizioni popolari e contadine. Dette attività, mirate alla valorizzazione del patrimonio culturale, delle risorse umane locali, hanno come obiettivo principale quello di stimolare e consolidare, nei giovani e meno giovani, l’interesse per la cultura. L’Istituzione vanta una “Mostra Permanente” che comprende una Sezione Archeologica, ricca di reperti ritrovati in sito ed una Sezione Malacologica, con oltre millecinquecento esemplari di conchiglie in esposizione, scientificamente catalogati a cura della S.I.M. (Società Italiana di Malacologia); la mostra, unica nel suo genere, richiama numerosi visitatori e scolaresche locali e dei paesi limitrofi; ![]()
Menfi – Mostra malacologica
La collezione malacologia, l’unica esistente in tutto il territorio agrigentino, è stata donata dalla cittadina menfitana, signora Vanna Rotolo, la quale ha impiegato circa 20 anni per mettere insieme questi splendidi reperti provenienti dai fondali di Porto Palo e da varie parti del mondo. La collezione consta di oltre 5000 esemplari. Una Biblioteca locale il cui patrimonio bibliografico si suddivide in fondo antico (costituito dai beni librari della Biblioteca Comunale “Santi Bivona” e da quelli della Biblioteca parrocchiale “San Giovanni”) e fondo moderno ( costituito da volumi e opuscoli sciolti, testate di periodici cessate e correnti, quotidiani e opere in Cd- rom, videocassette, ed altro).
La sala ha una raccolta bibliografica pluridisciplinare ricca di volumi di bibliografie, dizionari, enciclopedie, collezioni di testi, ecc… I volumi sono disponibili a scaffale aperto e collocati secondo la Classificazione Decimale Dewey (C.D.D.).
All’interno della Sala Consultazioni è istituita la Sezione Ragazzi che è costantemente arricchita di materiale didattico destinato anche ai più piccini. La Sezione “MEDIATECA”, istituita presso l’istituzione Culturale “Federico II” rappresenta il fiore all’occhiello dell’intera struttura, costituita da n. 6 postazioni di lavoro, dove è possibile svolgere gratuitamente attività di ricerca, di informazione e di formazione.
Il Museo della civiltà contadina
L’Associazione Culturale “I Sicani” di Menfi, offre l’opportunità di un interessante viaggio all’interno della civiltà contadina menfitana, dalla fine dell’800 fino a pochi decenni fa, per un approfondimento conoscitivo di questa nostra terra. ![]()
Antichi utensili da cucina
Si possono riscoprire gli usi e le tradizioni agricole che conservano ancora oggi intatto tutto il fascino del rapporto"uomo – lavoro - natura", faticoso e antico come la storia dell'uomo, mentre nell’allestimento degli arredi e degli importanti reperti della CASA MUSEO si può rivivere l’atmosfera della vita quotidiana dell’epoca. ![]()
Torchio per uva
Il visitatore si trova davanti ad una serie di oggetti che sono raccolti, ordinati ed esposti al pubblico, a numerose testimonianze del mondo contadino, quali carri, carrette e altri veicoli da traino; trappole e tagliole; finimenti per animali; vanghe, pale, badili, rastrelli, forche, zappe e un completo campionario di oggetti rurali tipici della regione e della
società contadina. ![]()
“Giare” - recipienti per l’olio in terracotta
Villaggio Etnografico
A pochi chilometri a nord da Menfi, in contrada “Cinquanta”, facilmente raggiungibile dalla S.S. 115, l’artista Baldo Interrante, singolare e simpatico personaggio, raccogliendo gli oggetti della vita contadina di un tempo, ha creato un caratteristico villaggio etnografico immerso in un paesaggio rupestre d’arcaica bellezza, dove ogni anno in occasione del Santo Natale viene realizzato l’ormai famoso “Presepe vivente”, divenuto meta di numerosi turisti provenienti da ogni parte della Sicilia. Qui si può fare sosta ed assaggiare i sui prodotti ![]()
Villaggio Etnografico - Menfi
tipici locali, quali la caponata e l’insalata di carciofi, le olive salate, le conserve di pomodori secchi, il vino di sua produzione ed il formaggio pecorino sia fresco che stagionato.
Molte altre testimonianze del passato ci riportano verso gli antichi mestieri, attraverso i quali l’uomo con la sua laboriosità e fatica ha certamente contribuito al raggiungimento del nostro benessere e del nostro progresso. Negli ultimi tempi questa raccolta è andata completandosi, tanto che oggi il Museo della Civiltà Contadina è diventato una delle strutture più interessanti nel territorio delle Terre Sicane. ![]()
Il Teatro all’aperto “Teatro del Mare”
Tra le opere architettoniche più significative della città di Menfi, occupa un posto di rilievo il “Teatro del Mare”, un anfiteatro moderno. Un’ arena en plein aire da 2500 posti, dove si uniscono tradizione, ambiente naturale e innovazione tecnologica, un luogo di svolgimento di attività di sano e gioioso divertimento, nato allo scopo di creare occasioni di incontri culturali ed artistici, per diffondere e far amare il teatro. Ogni anno, specialmente nella stagione estiva, inizia l’attività teatrale con recite in vernacolo e rappresentazioni di commedie comico-dialettali, che si conclude con la “Rassegna del Teatro Dialettale Siciliano”, che vede impegnate diverse compagnie teatrali, tra cui quelle locali che rappresentano degnamente le nostre tradizioni popolari, ritenute parte integrante della storia del nostro territorio, della nostra cultura, della nostra lingua. La Fondazione Inycon Il Comune di Menfi, per la sua spiccata vocazione vitivinicola è uno dei distretti rurali, legati alla produzione di vino, più importante per quantità e qualità in Italia e nel Mediterraneo e, grazie alla sua posizione geografica il territorio rappresenta una significativa potenzialità per lo sviluppo delle attività turistiche. … L’Amministrazione Comunale, al fine di promuovere tutte quelle attività nell’ambito della filiera del mondo vitivinicolo, delle produzioni tipiche, del turismo enogastronomico e dei servizi ad essi collegati, ha voluto promuovere la costituzione di una “FONDAZIONE”, partecipata da soggetti pubblici e privati, capace di gestire e garantire lo sviluppo socio-economico del territorio (prodotti, turismo sostenibile, valorizzazione del territorio, ecc…). La Fondazione ha lo scopo di: - promuovere la diffusione della conoscenza delle realtà territoriali, sia di quelle ecologico-paesaggistiche che di quelle storico-culturali per favorire lo sviluppo turistico, il “turismo sostenibile”, il turismo rurale; - consentire ai produttori locali una diretta partecipazione allo sviluppo locale ed alla valorizzazione delle proprie attività; - promuovere direttamente ed indirettamente la crescita di nuove attività economicamente valide e di nuove figure professionali in qualità di “agenti dello sviluppo” (alla promozione globale del territorio);…… - organizzare convegni, manifestazioni per la valorizzazione dei prodotti locali, mostre, esposizioni, cineforum ed altre attività promozionali; - assumere ed adottare ogni iniziativa che sia ritenuta utile ed opportuna per il perseguimento dei fini della Fondazione, anche attraverso il sistema della convenzione con altri soggetti; ![]()
Rita Gallè - “Incontro” , scultura in bronzo con base di marmo
( Mostra – Fondazione Inycon )
All’interno della struttura è ospitata una mostra della famosa artista siciliana Rita Gallè, affermata pittrice a livello internazionale, la cui versatilità artistica trova spazio anche nel settore della grafica, della porcellana, della scultura e dell’arte orafa. L’Economia Menfi è un paese prevalentemente agricolo e sulla coltivazione della terra si fonda la sua economia. La coltivazione della vite è una presenza costante del paesaggio rurale che si estende su un altopiano di 400 m di altezza fino al mare e il vino che da essa si ricava è la primaria fonte di reddito del comprensorio. Nondimeno Menfi dispone di molte altre ricchezze agricole: l’olio, gli ortaggi (è una delle capitali della coltivazione dei carciofi), la frutta e i cereali. La zootecnia, anche se ha attraversato una difficile fase di transizione, dovuta essenzialmente all’entrata in vigore delle nuove normative in materia di produzione e di trasformazione del latte, è passata da un’economia e una tradizione di tipo pastorale ad una zootecnia moderna, con caratteristiche più consone ad una vera attività imprenditoriale. Il settore dell’ovinicolotura, infatti, ha fatto registrare in questi ultimi anni un andamento abbastanza positivo, sia per il riconoscimento ufficiale, da parte del Ministero delle Politiche Agricole, della razza autoctona “Valle del Belice”, che nella produzione del formaggio pecorino e dell’ormai famoso formaggio tipico a pasta filata “Vastedda della Valle del Belice”. Inoltre, l’artigianato è ancora una tradizione viva e con gli stessi gesti immutati da centinaia di anni si costruiscono oggetti, che a loro modo sono piccoli capolavori. La cucina del territorio è rimasta fedele alle sue radici e propone ricette dai sapori schietti e genuini.
Il vigneto
Nel corso dei secoli la vite è sempre stata una presenza costante del paesaggio locale. Il primo censimento agricolo del 1848 stimava in 933 gli ettari di vite coltivati a Menfi. La superficie si è continuamente ampliata fino a raggiungere i 5.000 ettari. Con i Comuni limitrofi, la superficie vitata del comprensorio supera i 20.000 ettari. La vite è quasi tutta coltivata con sistema a controspalliera e a tendone che dispongono di irrigazione automatizzata. I vigneti si estendono dalle vicinanze del mare fino a raggiungere, sull’altopiano, quote superiori i 400 metri, su territori di varia origine geologica e con microclimi particolari. I vitigni tradizionalmente coltivati sono il catarratto lucido e comune, l’inzolia ed il grillo, che sono vitigni bianchi ed il nerello cappuccio che è un vitigno rosso. ![]()
Panoramica - vigneti di Menfi
In questi ultimi anni, accanto alle uve autoctone, al Grecanico, al nero d’Avola sono stati acclimatati vitigni internazionali come Merlot, Chardonnay, Cabernet-Sauvignon e Syrah che hanno dato origine a vini di ottima qualità, distribuiti in tutto il mondo. ![]()
La DOC
Negli anni cinquanta, un gruppo di viticoltori di Menfi ha creato Cantine Settesoli, azienda cooperativa allo scopo di coordinare, qualificare e promuovere il patrimonio eno-tecnologico del comprensorio menfitano. Nel 1995 il vino di Menfi ha ottenuto il riconoscimento della DOC 8Denominazione di Origine Controllata). Si tratta di una DOC innovativa nel panorama nazionale perché è nata dopo un lungo lavoro di studio dei vitigni e del territorio condotto dall’Istituto Regionale Vite e Vino di Palermo in collaborazione con l’Università di Milano e l’Istituto Agrario Provinciale di San Michele all’Adige. A seguito di questo complesso studio sono stati selezionati i territori e i microclimi più adatti per la produzione del vino DOC. ![]()
Il melone d'inverno
In Sicilia il melone d'inverno (a buccia gialla e verde) fu introdotto dagli ebrei, quando arrivarono con i Romani, ma la sua diffusione fu opera degli arabi, che ne conoscevano la tecnica di coltivazione. Il suo nome deriva dal fatto che i frutti, nonostante raccolti nel periodo compreso tra luglio e settembre, possono essere conservati fino all’inverno. A Menfi vengono coltivati circa 150 ettari di melone giallo in coltura irrigua. Questo frutto che contiene delle sostanze capaci di curare determinate patologie, produce anche effetti salutistici: favorisce l’eliminazione delle tossine del frutto, quale quello depurativo,
Il carciofo
Menfi è una delle zone più vocate in Italia per la produzione del carciofo. La coltura riveste una superficie di oltre 700 ettari ed è una delle voci più importanti dell’ economia. La specialità del luogo è il carciofo spinoso violetto siciliano, presente a Menfi da circa un secolo, cresce da novembre ad aprile ed è un carciofo di dimensioni piccole, ma profumato e gustoso, ottimo per essere consumato crudo, ma eccellente anche conservato. Nello stesso periodo cresce anche il violetto di Provenza altro carciofo di piccole dimensioni e dal colorito violaceo. Da febbraio a maggio crescono altre due varietà di carciofo: il romanesco ( ampio e senza punte ) e il violetto di Toscana. Il carciofo è da secoli considerato una pianta officinale. Oltre alla fibra, vitamine, sali minerali contiene sostanze capaci di prevenire o curare certe patologie, come il colesterolo grazie ai composti fenolici. La cinarina ha un’ azione efficace nelle lesioni epatiche e renali, favorisce la secrezione biliare, la diuresi e facilita l’ eliminazione della colesterina. ![]()
Carciofo spinello – coltura a pieno campo
L’olio extravergine d'oliva
L'olivo, in ordine d’importanza è la terza coltura più redditizia nell'area Terre Sicane, dopo la vite e il carciofo e ricopre una superficie di circa 850 ettari. La sua coltivazione è indirizzata prevalentemente alla produzione di olio. Gli alberi sono prevalentemente molto vecchi ed è uno spettacolo della natura ammirare le forme nodose e contorte di questi alberi centenari.
Nel territorio di Menfi le varietà di olive coltivate sono soprattutto biancolilla (80%), la nocellara del Belice (che è una varietà autoctona) e la cerasuola.
L'olio prodotto, per la gran parte dei casi, è il risultato di una miscela naturale delle tre cultivar citate.
Le produzioni oleicole di questo territorio rientrano nell'ambito della D.O.P. "Val di Mazara", che disciplina rigidamente il processo di produzione. L'elevata qualità delle produzioni locali è testimoniata anche dai numerosi premi attribuiti agli oli della zona, in occasione di concorsi e manifestazioni a carattere nazionale ed internazionale (Sol di Verona, ecc..). L'olio extravergine d'oliva prodotto nelle Terre Sicane si può trovare in commercio tutto l'anno confezionato in bottiglie da 0,75 1 e contenitori da 15. L'olio è il componente principale di tutti i condimenti della cucina mediterranea. Un filo d'olio è una semplice espressione che si ritrova in tutte le ricette della cucina siciliana. Il Fico d’india
Il frutto del ficodindia è una bacca di forma ovoidale apprezzato dai consumatori per lo spiccato gusto esotico. Esistono tre varietà: la gialla, detta sulfarina, la rossa o sanguigna e,
la bianca, chiamata anche muscaredda che hanno gusti sensibilmente differenti tra loro. La varietà più diffusa è la gialla, poiché più resistente alle avversità climatiche.
Ciascuna varietà può dare origine, in relazione al tipo di pratica colturale adottata, a due tipologie di ficodindia: il frutto che matura ad agosto, detto agostino ed uno ad ottobre, detto bastardone; quest'ultimo è ottenuto attuando la pratica colturale della scozzolatura con la quale si riesce, attraverso un diradamento dei piccoli frutti, ad ottenere frutti più grossi.
Il ficodindia, dato il suo contenuto in zuccheri ed amminoacidi, favorisce la diuresi ed è indicato dai medici per la terapia delle funzioni renali. Questo frutto si inserisce egregiamente nella dieta mediterranea.
La pecora della “Valle del Belice”
La pecora della Valle del Belice” ha una spiccata attitudine alla produzione del latte; nasce da un incrocio tra le razze siciliane “Pinzirita” e “Comisana” con la razza Sarda. Probabilmente furono i Saraceni ad introdurla dopo le predazioni avvenute in vaste aree del Mediterraneo, tra cui anche la Sardegna. Sono circa 60.000 i capi allevati prevalentemente nei territori di Menfi, Santa Margherita di Belice, Montevago, Sambuca di Sicilia, Contessa Entellina, Caltabellotta e Sciacca. L’opera di selezione condotta nel corso dei secoli dagli allevatori ha consentito di raggiungere prestazioni produttive di alto livello, che consentono a questa pecora di essere inserita a pieno titolo tra le migliori razze ovine d’Italia per il latte. ![]() La Vastedda La vastedda del Belice è un formaggio a pasta filata, modellato a mano, facilmente riconoscibile grazie alla forma piccola e delicata, simile al pane contadino; infatti il termine vastedda è usato da molti siciliani per evocare il pane. Questo formaggio, unico in Europa nel suo genere, ottenuto dal latte della pecora allevata nella “Valle del Belice”, è prodotto con un particolare metodo di lavorazione che consiste nel filare una pasta leggermente acida, ottenuta nei mesi estivi, durante i quali non si produce, di norma, altro tipo di formaggio. Solo in estate, infatti, il latte delle pecore della “Valle del Belice” diviene più ricco degli intensi aromi e di quei componenti che ne consentono il tipico procedimento di lavorazione: un’antichissima tradizione ereditata e costruita dai Maestri Casari della Valle. La Vastedda è un prodotto che va consumato fresco, subito dopo la caseificazione. In Italia non sono noti altri formaggi ottenuti con questo tipo di procedimento artigianale e per tale originalità è stato attribuito alla Vastedda della Valle del Belice il riconoscimento della D. O. P. (Denominazione di Origine Protetta).
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 ) | |||
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In Sicilia il melone d'inverno (a buccia gialla e verde) fu introdotto dagli ebrei, quando arrivarono con i Romani, ma la sua diffusione fu opera degli arabi, che ne conoscevano la tecnica di coltivazione. 
Nel territorio di Menfi le varietà di olive coltivate sono soprattutto biancolilla (80%), la nocellara del Belice (che è una varietà autoctona) e la cerasuola.




